Intervista a Jack Heuer

Intervista a Jack Heuer

Sul numero di Agosto/Settembre de L’Orologio (da oggi in edicola), abbiamo pubblicato un’intervista a Jack Heuer, Presidente onorario dell’omonima Casa orologiera, che abbiamo incontrato a Le Castellet nel corso della presentazione del libro “Dream Machines driven by Generous Heart”, realizzato per sostenere la causa di Save the Children, importante istituzione benefica mondiale per i diritti dei bambini, in contemporanea alla presentazione del nuovo Grand Carrera. A lui abbiamo posto una serie di domande “da appassionati”, cercando di scavare nei suoi ricordi e di ripercorrere alcune fasi importanti della sua vita.

Ne riportiamo qui di seguito uno stralcio.

D. Come è iniziata la sua avventura con la Ferrari?

R. TAG Heuer e Ferrari hanno iniziato a lavorare assieme negli anni ’70. Tutte le negoziazioni, lo studio dei contratti, avveniva tra me e Pietro Lardi Ferrari. Quando avevamo raggiunto un accordo praticamente completo su tutti i punti del contratto, solo a quel punto andavamo da Enzo Ferrari e con lui siglavamo tutto.

D. Com’era Enzo Ferrari nella vita di tutti i giorni?

R. Non era una persona semplice, ma questo lo sanno tutti. Con me però si è sempre dimostrato particolarmente gentile ed accomodante, con un affetto quasi paterno. Solo dopo ho scoperto di avere la stessa età esatta di suo figlio Dino, alla cui memoria era legatissimo. Evidentemente vedeva in me un ragazzo della stessa età del figlio.

D. Enzo Ferrari è stato uno dei primi in Formula 1 a capire l’importanza del cronometraggio di precisione.

R. Sì, per lui il cronometraggio di precisione era importantissimo, a volte si comportava a questo riguardo anche in maniera maniacale.

D. Ci può fare un esempio?

R. Era convintissimo che i francesi “fregassero” con il cronometraggio durante la 24 ore di Le Mans. Bisogna pensare che 40 anni fa non c’erano i computer a controllare tempi e giri fatti. A Le Mans si correva di giorno e di notte. Proprio al buio, magari alle tre o alle quattro di mattina, bastava approfittare di un momento di distrazione, per segnare a una vettura un giro e regalarle così un buon vantaggio, oppure addirittura la vittoria.

D. E quale contromisura prendeste?

R. Realizzammo una macchina in grado di cronometrare il tempo e tenere conto dei giri di più autovetture simultaneamente. La chiamammo, non a caso: “Le Mans”.

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