Un po' di polemica, ogni tanto...

Un po' di polemica, ogni tanto...

Riporto per intero l'editoriale apparso su L'OROLOGIO 160, da oggi in edicola, perché credo che possa far luce su eventuali dubbi e interrogativi dei nostri lettori più affezionati e, allo stesso tempo, sottolinea lo spirito sia delle nostre pubblicazioni che di questo Blog.

Opinioni e (pre)giudizi - L'OROLOGIO 160 Agosto/Settembre 2007

Dall’inizio dell’anno gli articoli de L’OROLOGIO si sono arricchiti di un nuovo strumento. Oltre ai dati tecnici, sulle schede di prodotto hanno fatto la loro comparsa dei commenti alle dimensioni e al prezzo dei segnatempo, anche con precisi riferimenti ai competitor dei modelli presentati. Uno strumento in più per poter giudicare in libertà, ma con cognizione di causa, i prodotti che la rivista presenta.

Questo mese vorrei mettere l’accento su un fatto che a noi sembra ovvio, ma evidentemente per alcuni non lo è: i prodotti che presentiamo di mese in mese non sono tutti quelli offerti dal mercato. L’OROLOGIO effettua una selezione sulle proposte delle Case, sulla base della propria linea editoriale. Ci piace perciò presentarvi e illustrarvi quei modelli che riteniamo più interessanti e maggiormente rappresentativi della produzione meccanica odierna. Spesso da amici non addetti ai lavori sento commenti del tipo: “Ma quanto costano questi orologi!”. È forse la reazione più ovvia da parte di una persona normale, completamente estranea a questo mondo, che sfogli L’OROLOGIO. Ma le scelte editoriali della rivista sono studiate in base alle preferenze e agli interessi dei suoi lettori, che anche quando dovessero valutare il prezzo di un orologio eccessivo per le proprie tasche, sono comunque interessati ad approfondirne la conoscenza, in quanto elemento importante nella formazione della propria cultura orologiera.

Quella che chiamo “cultura orologiera” è l’insieme di fatti e conoscenze che ci permette di formulare dei giudizi che vadano oltre il “mi piace” o “non mi piace”, cui sento spesso limitarsi anche coloro che si professano “esperti” di orologeria. Il vero esperto fornisce sempre le motivazioni di un giudizio, positivo o negativo che sia, anche nel caso in cui si limiti all’estetica dell’oggetto. È questo il valore aggiunto di un’opinione espressa da un conoscitore. Perciò nei nostri articoli di motivazioni ne troverete sempre tante: da quelle storiche a quelle tecniche, fino a quelle di mercato. Perché molteplici sono i fattori che concorrono a determinare il prezzo di un orologio.

Non va mai dimenticato, inoltre, che stiamo sempre parlando di prodotti di pregio destinati a un pubblico elitario. E anche appartenere a questa sorta di “club” esclusivo ha un costo. Del resto, se dovessimo comprare l’orologio solo per leggere l’ora basterebbero meno di dieci euro (così come per spostarsi non è necessario acquistare una spider).

Un fatto che ultimamente mi lascia perplessa è che a questo “club” dicono di appartenere anche persone che poi fanno di tutto per dequalificarlo. Sono tutti quelli che ammettono senza problemi di comprare e indossare falsi, che acquistano i propri orologi attraverso canali se non proprio “illegali” sicuramente “non controllati”, naturalmente sorvolando sulle truffe che molto probabilmente hanno almeno una volta subito (a questo proposito leggete l’intervista esclusiva a pagina 62 di questo stesso numero a un truffatore informatico), che tendono a screditare sempre e comunque le fonti ufficiali di informazione e le Case stesse. Sono comportamenti che fanno male al settore, a chi lo frequenta da appassionato e a chi ci lavora. Perché non va dimenticato che dietro a tutti i prodotti esistono delle persone che hanno collaborato alla loro creazione e realizzazione, credendoci e impegnandosi (non è quello che facciamo un po’ tutti, nella vita?), non certo con lo scopo di frodare quelli che apprezzeranno il risultato del loro lavoro.

Sento spesso dire che è un’attitudine tutta italiana quella di credere sempre e comunque che chi vuole venderci qualcosa ci stia raggirando in qualche modo. Io penso invece che questo sia un luogo comune da sfatare. E che i predicatori di questa malafede vadano sempre più isolati nelle loro piccole “community”, che poi sono spesso circoli chiusi, proprio perché più facili da gestire e da controllare. La maggior parte di noi, invece, sia sempre più capace di trarre il meglio dalle proprie passioni, fidandosi soprattutto del proprio metro di giudizio, costruito sui fatti, nel tempo.

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