La manutenzione

Abbiamo sin qui trattato tanti argomenti, tutti incentrati sul modo migliore di trattare il vostro orologio dopo l’acquisto, al fine di assicurargli una più lunga durata nel tempo e farne un compagno di vita. In questo numero vorrei concederci una pausa e abbandonare argomenti “tecnici” per passare a uno di impronta più psicologica e addentrarci nel variegato universo dei clienti di orologeria. Ci preme, in particolar modo, soffermarmi sui vari comportamenti che le persone tengono dopo l’acquisto di un orologio, sperando che i suggerimenti dati in questa rubrica abbiano fugato tanti dubbi e pregiudizi. Diciamo subito che generalmente un nutrito numero di clienti risulta essere molto preciso e attento alla manutenzione del proprio orologio, controllando diligentemente le scadenze consigliate tra una revisione e l’altra, eseguendo un monitoraggio visivo del segnatempo allo scopo di scovare eventuali danni esterni, eseguendo le elementari operazioni di pulizia dopo un suo utilizzo sportivo. Di contro, c’è una parte di utenti (ed è di costoro che mi preme interessarmi) per i quali è difficile accettare che un orologio debba essere periodicamente sottoposto a una revisione (ogni 4/5 anni), a un controllo dell’impermeabilità (un po’ più spesso) o a eventuali sostituzioni di parti lesionate a seguito di urti, né mai dedicherebbero del tempo a un lavaggio in acqua dolce dopo un’immersione in mare. Per costoro tutto ciò è incomprensibile: perché mai tante attenzioni per un orologio, ancor più se costoso e sofisticato? Probabilmente a queste persone non è mai stato chiaro che l’orologio è una fine esecuzione di micromeccanica, che nel caso di un semplice movimento a carica manuale vede assemblate almeno 120 parti in una cassa di ridotte dimensioni. Non vogliamo esasperarvi con dati che hanno dell’incredibile (si potrebbero sciorinare infinite caratteristiche con numeri e dimensioni di quello che alcuni orologi riescono a indicare ininterrottamente per giorni settimane, mesi, anni), perché crediamo sia superfluo visto che chi ci legge è già, se non proprio esperto, sicuramente persona interessata all’argomento. Un dato, però, lasciatecelo enunciare. Un bilanciere di un movimento a carica manuale effettua 28.800 alternanze/ora ovvero 691.200 semioscillazioni al giorno, che in 30 giorni diventano 20.736.000: una revisione della sua lubrificazione ogni cinque anni sembra ancora eccessiva? Quello che desideriamo comunicare è che un orologio, anche il più semplice, è pur sempre uno strumento meccanico e che per porre rimedio alla normale usura derivante dal suo utilizzo è normale che necessiti di manutenzione, così che sia soggetto a possibili danneggiamenti di alcuni componenti o addirittura a delle rotture, spesso dovute a urti o forti scossoni causati dal distratto proprietario. Perché, quindi, si accetta di portare in manutenzione automobili, motociclette, barche, e non l’orologio? Da cosa nasce il concetto che l’orologio meccanico sia indistruttibile ed eterno senza cure? Ricordiamoci, invece, che qualsiasi oggetto ha bisogno di cure quotidiane per mantenere la sua bellezza e la funzionalità nel tempo: pensate a un mobile e a cosa accadrebbe se non venisse mai spolverato o lucidato o se non venissero mai rimossi le decine di segni provocati dagli oggetti che ci posiamo sopra. Ricordatevene, alla prossima scadenza dei cinque anni.

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