S.O.S. Orologiai
Ricevo l’ennesima testimonianza di un orologiaio riparatore in difficoltà e voglio renderla subito pubblica qui sul Blog, sperando di invogliare anche altri rappresentanti del settore a partecipare al dibattito che L’OROLOGIO sta portando avanti da alcuni mesi a questa parte.
Invito anche gli acquirenti di orologi a dire la loro. Perché la libertà di scegliere a chi affidare in riparazione i propri segnatempo dovrebbe essere un tema sentito soprattutto da loro. Libertà di scegliere l’artigiano o il centro assistenza che ci dà più fiducia e, soprattutto, quanto pagare.
Di seguito, la lettera del Sig. Rodolfo Saviola.
“Egregio Signor Direttore,
son Rodolfo Saviola orologiaio in Milano, ho 52 anni e sin da bambino mi sono occupato di orologi.
Ho letto con piacere la lettera del collega sig. Doni, che ringrazio congiuntamente a Lei per avere “rotto il ghiaccio” su questo importante problema.
Questa incresciosa situazione fa sì che il nostro lavoro venga svolto nella migliore delle ipotesi in un clima di ansia e incertezza, due cose completamente contrarie a quanto occorrerebbe ad un orologiaio; può, infatti, capitare di dovere sostituire un pezzo non stimato prima, e allora sono guai. Anche una semplice vite o una molletta persa ti possono bloccare il lavoro o addirittura impedirti di portarlo a termine, con conseguente perdita di incasso e a volte anche del cliente stesso.
Mi è già capitato di dovere dire a clienti che ho servito per decenni di non potere più accedere ai ricambi per i loro orologi e di rivolgersi ai concessionari ufficiali, con notevole disappunto da parte loro.
Sinceramente ho anche pensato di “mollare il colpo”, ma alla mia età cosa faccio?
È incredibile che le ditte, alle quali viene richiesto per scritto il ricambio, ignorino l’ordine senza alcuna risposta scritta; forse per non esporsi ad azioni legali.
Considerando inoltre il discorso fiscale (le tasse vanno pagate), dovrebbe esserci anche la legge che obblighi a forniri i ricambi in modo da poter lavorare.
Nella speranza che qualcuno si senta tirato in causa e ci aiuti in questa battaglia, saluto e ringrazio.
Rodolfo Saviola – Milano”





Buongiorno,mi chiamo Emanuele Fontanin, sono un orologiaio/dettagliante di 36 anni e voglio ribadire il mio pensiero come fatto in precedenza (approfitto per ringraziare la sig.ra Giussani che l’ha pubblicato sul N°161).Sono appena tornato da un’altro corso di aggiornamento sui cronografi meccanici fatto alla Eta e anche in questa occasione ho potuto vedere come nei precedenti corsi, il piacere, la passione, la voglia di imparare per migliorarsi.
Io personalmente sono dell’idea e mi auspico che ciò possa avvenire prossimamente, una iniziativa che parta dalla rivista L’orologio e che metta in comunicazione le ditte con gli orologiai. Che faccia una sorta di “moderatore” di “arbitro” perche purtroppo la situazione è questa:
Da una parte ci sono i marchi che anche giustamente vorrebbero che i loro orologi fossero visti da loro o dai loro centri assistenza anche per capire e migliorarne i difetti. Può essere giusto il loro punto di vista ma lo puoi fare a mio avviso quando hai una vasta rete di assistenza, non come sta succedendo ora che i centri assistenza sono sempre più esigui e l’attesa per riparazioni e pezzi di ricambio ci permette di fornire un servizio post vendita al consumatore da Terzo Mondo! con attese lunghissime, inconcepibili per noi, figuriamoci per il cliente.
Ancora, da un’altra parte c’è Assorologi: per loro i dettaglianti/orologiai che avrebbero voglia di aggiornarsi,di imparare, rispettosi degli orologi e delle regole non li considera nemmeno. per loro gli orologiai sono solo una categoria che dovrebbe avere un Albo, oppure chi esce diplomato dalla scuola di Milano, Wostep… e anche qui a mio avviso è un punto di vista sbagliato.
Poi ci siamo noi: oltre i problemi per avere la fornitura, a noi vengono date pochissime possibilità di poterci aggiornare, di frequentare dei corsi. E qui voglio ringraziare pubblicamente la ETA che lo fa gratuitamente, con degli ottimi risultati e con grande soddisfazione dei partecipanti che arrivano anche dalla Sicilia! per partecipare a questi corsi; e questo dovrebbe far riflettere le ditte. Perchè la voglia da parte nostra c’è , la disponibilità c’è, l’interesse c’è. Solo che pochi di noi possono frequentare scuole, o frequentare corsi di 15 giorni al Wostep, ma i 3 giorni di corso una volta all’anno si potrebbero benissimo fare. Guardate che ci sarebbero degli orologiai, dei bravissimi professionisti come per esempio il Sig.Tarondo ,mio corregionale, disponibili anche ad insegnare perchè di base sono appassionati di orologi e sono i primi ai quali dispiace se qualcuno ha fatto un intervento non idoneo su un orologio. Il problema sarebbe solo quello di coordinare queste persone; per la struttura per esempio si potrebbe utilizzare quella della scuola di Milano nei mesi non frequentati dagli studenti.
Per questo io credo molto nella vostra rivista, ripeto, non voglio passare per ruffiano, ma è un dato di fatto che la vostra rivista è molto stimata dai marchi, dai dettaglianti, dagli orologiai e dagli appassionati.
è fatta bene, è sempre interessante, è obiettiva, e meglio di nessun’ altra pùò essere il tramite tra noi e il consumatore.
Noi dobbiamo avere la legittima possibilità di poter offrire ai consumatori un servizio post vendita sempre migliore, questo le aziende devono capire a mio avviso e devono aiutarci a poterlo fare.
Vi ringrazio e scusatemi per la lunghezza dell’intervento.
Emanuele Fontanin, Aviano.
Mi complimento per la bella iniziativa de l’Orologio che dà finalmente risalto alla ns. categoria ed ai problemi che da tempo si trova ad affrontare in merito ai ricambi originali.
Ritengo anche che prima di affrontare l’argomento in modo concreto si debba prendere coscenza della reale situazione degli orologiai riparatori oggi, categoria, tranne sporadici e locali casi, non rappresentata. I motivi sono diversi uno di questi un certo tipo di “cultura” che ci ha da sempre portato più al ragionare al personale al singolare, che a guardare le cose in modo forse più aperto globale. Se ci fosse stata unione ed interventi in tempi in cui le maglie distributive erano diciamo più “larghe” forse oggi non ci troveremmo a doverci lamentare. Quindi si deve guardare al futuro con entusiasmo e con idee ben chiare, proponendo in concreto e mettendo finalmente in pratica, tutta una serie di necessari passaggi che forse ci potranno portare a sbloccare la situazione.
Per essere ascoltati in ambito commerciale, solitamente occorre avere un peso, innanzitutto economico, “quello “politico” viene di conseguenza” ed il singolo ovviamente nulla può fare o rappresentare se non se stesso. Quindi come sempre chi ha conoscenze, agganci ecc. non trova alcun problema a reperire parti di ricambio originali, differente è per chi si affaccia adesso a questa professione o chi non ha modo di sfruttare diciamo certe scorciatoie.
Una probabile soluzione quindi, sarebbe censire i vari operatori per regione, interrogarli sulla loro volontà di adesione, istituendo rappresentanti di zona, vicini ai problemi immediati dei colleghi, che sono differenti per zone, regione, il tutto poi dovrebbe confluire in un unica associazione nazionale, che dovrebbe rappresentarci a livello italiano ed europeo.
Il tutto ovviamente slegato da associazioni politiche o politicizzate, da interessi di altre categorie vedi commercinti, orafi ecc. “che già sono impegnati a badare ai loro di problemi” e da interessi personali.
La situazione attuale ha si delle associazioni di categoria a livello regionale, ma spesso sono gestite ai loro vertici, da grossi fornituristi che ovviamente tutto possono fare, tranne che volere che per noi orologiai in merito a forniture ecc. le cose realmente cambino, mantenendo stretto il “monopolio” ed il controllo di prezzi e mercato.
La situazione quindi si dovrebbe rovesciare, vedendo noi come interlocutore forte che “detta” condizione in merito a prezzi e forniture di vario genere, mettendo le varie ditte in concorrenza e non vederci come adesso, costretti a lesinare una ruota, una parte di ricambio originale ecc.
Altro interrogativo le maglie son strette ma le parti originali si trovano ovviamente pagandole di piu’, anche questo è un’aspetto singolare e poco discusso a mio avviso.
Quindi ogni proposta è ottima, ma sin quando non saremo uniti tramite un unica associazione di categoria riconosciuta, nulla potremo ne fare ne sperare, ed i ns. interlocutori dovrebbero essere direttamente svizzeri, in quanto in Italia vi è una cultura un’approccio differente al ns. mestiere ed all’assistenza in generale.
Cordialmente Roberto Tarabella
Egreg.sig.Direttore,
mi chiamo Nicola Catino sono un collega del sig.Rodolfo Saviola,volevo semplicemente aggiungermi al coro delle testimonianze del vostro blog” SOS orologiai”.
Dopo aver lavorato per 20 (venti) anni per una casa svizzera molto importante di orologi nel mondo,non faccio nomi…(Patek Philippe) come tecnico orologiaio fiduciario e centro assistenza ufficiale Italia,sono stato accantonato per cosi’dire dalla stessa perchè la suddetta veniva direttamente in Italia e apriva una filiale.
E stato subito chiaro che non potevo più ottenere le parti di ricambio necessarie per compiere il mio lavoro,dovevo così rinunciare ad un lavoro che si può immaginare di che importanza fosse.
Di questa storia conservo le lettere intercorse.
Leggendo il Corriere delle Sera di venerdì 23/11 dedicato agli orologi,il giornalista Augusto Veroni titolava:”Alta orologeria tecnici cercasi per veri capolavori” il giornalista descrive la cronica ormai mancanza di tecnici d’alto livello,che si traduce così in limitate produzioni di orologi nuovi.
La mia risposta è molto semplice;VOGLIONO FARE TUTTO LORO”(gli svizzeri) anche le riparazioni,manutenzioni o sempliciemente interventi su orologi,che venduti a clienti
disgraziatamente si fermano.
Nessun giovane si avvicinerà mai ad un mestiere così limitato,privo di qualsiasi apertura,magari libera come un laboratorio indipendente.
Perchè l’aspetta un avvenire “chiuso” relegato in ditte con semplici mansioni di routine,sostituzioni pile sostituzioni moduli prefabbricati,circuiti o componenti semplici di orologi meccanici.
Quello che ha intrapreso la Svizzera Orologiaia da qualche anno ormai è una tremenda “cantonata”(errore di valutazione).
Sarebbe come se la Fiat pretendesse indietro a Torino tutte le auto che vende,alle quali necessita un qualsivoglia tagliando,vi immaginate cosa succederebbe???
Invece saggiamente insegna e favorisce l’apprendimento del mestiere di meccanico d’auto da svolgere liberamente in una qualsiasi officina del mondo.
Sperando in una sua risposta in merito.
Distintamente Saluto
Nicola Catino
salve io mi trovo un orologio ereditato un girard perregaux da uomo carica manuale oro 18 kt ultraslim penso anni 50 vorrei sapere quando puo valere e in perfette condizioni grazie
Caro Galuma,
inviaci foto e descrizione via posta (se la foto è in alta risoluzione, va bene anche via email, ma deve essere davvero buona: 300 dpi per 15 cm di base) all’indirizzo
L’Orologio – Rubrica La Stima
Circ.ne Nomentana, 214
00162 Roma.
Gireremo il tuo quesito al nostro esperto e ti faremo sapere la stima attraverso la rivista o anche sul Blog. Ma è indispensabile avere la foto di fronte e retro dell’orologio, poiché le informazioni che ci ha dato fin qui sono troppo vaghe per fornirti una risposta attendibile.
Ciao.
Buon giorno. (non è propriamente un commento)
Come “amante” degli orologi,ho acquistato su Ebay un urologio militare esercito “Brigate Paracadutisti FOLGORE” a carica automatica. Dopo una settimana di tenuta al polso, si è fermato. Dopo vari tentativi (laboratori e negozi orologiai) non siamo riusciti a farlo funzionare. Anche col cambio del meccanismo. A detta dei tecnici … giapponese. Mi sembra impossibile che non si riesca a sostituire il meccanismo. Mi rivolgo a lei Rodolfo Saviola.(City)08.01.08 Rintracciato con un piccola ricerca su intenet. Se mi fa sapere il suo recapito,(appartamento studio) e non la zona di residenza … verrei volentieri a trovarla per vedere se si può farlo funzionare. Il mio orologio, che avendo speso non poco mi piacerebbe indossarlo e “godermelo”.
cordialmente
Carlo fortuna
Il mio email è il seguente:
saviola@biancheri.com
Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento:
blog
Cordiali Saluti.
Rodolfo Saviola
orologiaio in Milano
sono d’accordo con il sig. rodolfo saviola.
sono il Signor Giuseppe Sorrenti amministratore delegato di un’azienda che si occupa da diversi anni di vendita ricambi ed utensili per orologiai, anch’io con molto interesse ho letto l’articolo apparso sulla vs. rivista n. 159-160 e non posso fare a meno di sottolineare come il grande problema della distribuzione dei ricambi inerenti i grossi marchi penalizzi in maniera pesante ,sia i vari riparatori , che non possono cosi’ svolgere la loro professione nonostante la loro preparazione sia adeguata e supportata dai vari aggiornamenti a livello tecnico (effettuata presso i vari Warster Swiss) sia i magazzini di fornitura.
Anni fa’ questo non succedeva e tutto faceva parte del fatturato , mentre ora anche noi fornituristi pur di accontentare il cliente ci dobbiamo barcamenare in altri modi, che sono poi conseguenza di prezzi fuori mercato ed altro.
Penso oltretutto che tutto cio’ penalizzi il mercato a livello artigianale(leggiamo parecchi articoli dove qualcuno a livello politico si schiera a parole in favore di questa categoria, ma poi i fatti sono sempre a favore delle lobby piu’ forti.)
Cio’ e’ un peccato perche’ credo che oggi come oggi il piccolo artigiano faccia parte di un settore trainante e non vedo perche’ non si faccia niente per aiutarlo.
Buonasera,
sono anche io un un orologiaio/forniturista e appassionato di orologi: non posso che essere d’accordo con quanto espresso dai miei “colleghi”… soprattutto quando penso ad un giovane volenteroso che, stanco di fare il “bamboccione” vuole mettersi in gioco e intraprendere una professione entusiasmante e tutto sommato remunerativa come quella dell’orologiaio e che si trova costretto a dover rinunciare alle riparazioni “di pregio” accontentandosi delle solite operazioni cambio pila/modulo/cinturino. Poi ci si chiede perchè i giovani di oggi aspirano tutti al classico posto fisso, anche se malpagato: appena uno si muove fuori dai binari tutti che fanno a gara a ostacolarlo.
Cordialmente,
Gent.ma Sig.ra Giussani,
sono felicissima che Lei ha preso a cuore questo problema, speravo da anni che qualcuno se ne interessasse, ho molta fiducia in Lei, so che è una persona professionalmente molto valida.
Cara direttrice, la questione dei pezzi di ricambio sussiste da anni nonostante le lamentele degli orologiai, come vede ancora oggi è tutto irrisolto.
La cosa assurda sa qual è? Le varie Case finanziano il Wostep, dove molti orologiai, mio marito compreso si specializzano, perché le varie case sostenevano che con questi corsi avrebbero tenuto conto della loro preparazione, molto bene il loro pensare, perché è giusto che si tutelino, nel senso che devono essere orologiai specializzati a riparare determinati orologi, ma queste sono state solo parole, il loro dire si è rilevato falso.
Alla fine del corso, rilasciano un attestato, questo attestato serve solo per adornare la parete del laboratorio, questo perché nel momento in cui un orologiaio specializzato fa richiesta dei ricambi non gli vengono concessi.Io ho parlato telefonicamente con diversi responsabili di Case importanti, e pur facendo presente che mio marito ha più di venti attestati, che è figlio d’arte da tre generazioni, che ha costruito manualmente un Tourbillon Regulateur Date. “Chi vuole intendere intenda”, mi è stato risposto che i ricambi possono riceverli solo i concessionari.
Lei deve sapere cara direttrice, che il concessionario non è altro che una persona che ha la possibilità di trattare determinate marche, è di conseguenza può fare accedere qualsiasi orologiaio di sua conoscenza per fare uno stage che tra l’altro dura pochi giorni, dopo di che è ritenuto idoneo a mettere mani su orologi pregiati. Poco prima, in televisione ho avuto modo di ascoltare l’Onorevole A.Mussolini, la quale diceva che si va avanti con le raccomandazioni, a suo avviso legalizzate, ecco perché in molti settori c’è sempre la persona sbagliata al posto giusto. La sfortuna è quindi di non conoscere un concessionario che tratti determinate marche. Le devo comunicare inoltre che i ricambi si riescono a trovare, ma con costi molto elevati, quindi chi ci rimette è certamente il cliente. Tanti di loro preferiscono tenersi l’orologio rotto anziché spedirlo, con le varie lamentele di aver fatto un cattivo acquisto non potendo riparare sul posto l’orologio.
Io anni fa volevo far presente tutto ciò al Maurizio Costanzo, ma mio marito mi ha frenato, non è assolutamente pensabile, che orologiai altamente specializzati sono limitati a svolgere il proprio mestiere. Dalle mie parti si dice che chi prima non pensa poi sospira, dico questo alle varie Case perché secondo il mio parere la gente è demotivata a comprare un determinato orologio, e prima di acquistarlo ci pensa più volte.
Adesso chiudo questa mia lettera anche se potrei dirle tantissime altre cose.
Cordialmente la saluto.
Sono Bruno Caputo orologiaio in Lamezia Terme, ho 47 anni, da bambino frequentavo la bottega d’arte di mio nonno e mio papà, devo dire di essere cresciuto con gli orologi, in questo mondo molto bello ed affascinante, si è appassionato anche mio figlio Francesco che oggi ha 20 anni, con lui siamo alla quarta generazione.
Nel novembre 2007 siamo stati insieme in Svizzera presso la Eta in (Grenchen), per lui è stato il primo corso ufficiale, per me un modo di rivedere colleghi ed amici conosciuti proprio durante i vari corsi di aggiornamento, un momento questo molto formativo, per lo scambio di idee del modo in cui ognuno di noi lavora sugli orologi.
Ho letto con molto piacere, che finalmente una persona come Lei ci dedicasse un pò del suo tempo prezioso, noi orologiai siamo una categoria veramente ad alto rischio, pur avendo un patrimonio da tramandare, perché c’è tanta esperienza alle nostre spalle, tantissimi sacrifici per l’aggiornamento professionale, affrontando i costi per i corsi e per le attrezzature, cosa da non sottovalutare per poter operare ad un livello tecnico di qualità.
Io potrei elencare i miei corsi fatti in Svizzera, ma bastano solo i tre presso l’istituto WOSTEP, di Neuchatel, ma pur facendo questi corsi di specializzazione, le ditte non ne tengono conto.
Per tantissimi anni sono stato autorizzato a riparare determinati marchi, ma oggi trovo difficoltà nel dire al cliente di non poter effettuare la riparazione dell’orologio, anche se questo l’ho fatto per quindici anni al cliente devo dire a malincuore che la ditta non mi fornisce più i ricambi per poter riparare l suo orologio, e che quindi bisogna rivolgersi ai concessionari ufficiali, il cliente non convinto delle mie parole mi risponde (forse ho sbagliato a comprare questo orologio se per poterlo riparare devo fare i salti mortali), mi son sentito dire da alcuni clienti ( ma se si monta una corona non originale l’orologio non va lo stesso?) io mi rifiuto di fare queste riparazioni, ma son sicuro che ci sarà qualcuno che monterà una corona anche non originale.
Ho chiesto più volte anche a distanza di anni se potevo aver qualche ricambio, ma la risposta è sempre la stessa, noi forniamo i ricambi solo ai ns. concessionari, ma le ditte se lo sono mai chiesto chi è che ripara gli orologi? Il concessionario ha un laboratorio con tutte le apparecchiature necessarie per poter operare nella qualità?. Il più delle volte il concessionario affida gli orologi ad un laboratorio esterno ignorando le capacità dell’orologiaio.
Ringrazio alcune ditte che mi forniscono i ricambi anche di marche importanti.
Mi dispiace dover dire queste cose, non voglio fare il professore della situazione, perché come me e meglio di me in Italia, ci sono tanti orologiai specializzati, ma voglio ricordare alle ditte di orologi in Italia, che io ho creato un orologio con (Tourbillon Regulateur Data) quindi, lascio a loro il pensare se uno che riesce a fare un (tourbillon volant) può ricevere o non una corona o gli altri ricambi.
Ringrazio pubblicamente la Gent.ma direttrice Dody Giussani e la rivista L’orologio che ha pubblicato il mio orologio sul N° 152 novembre 2006
Cordiali saluti.
Bruno Caputo
Gentilissima Sig.ra Giussani,
sono Stanislao Capoferri e sono un tecnico orologiaio da tre generazioni, con un’esperienza personale di ormai 25 anni e da 10 gestisco un mio laboratorio di riparazioni a San Benedetto del tronto. Ho frequentato diversi corsi di orologeria WOSTEP, ETA e di alcune ditte di alta orologeria e sono stato collaboratore tecnico per oltre 10 anni di un concessionario di un NOTISSIMO marchio dell’ alta orologeria Svizzera. Finalmente questo problema legato alla reperibilità di forniture originali è stato sensibilizzato e spero che una soluzione si riesca a trovare al più presto. Anch’io purtroppo, come tanti miei colleghi, mi trovo in una situazione dove non si può più far finta di nulla. Spesso penso che la buona reputazione che sono riuscito a conquistarmi, con fatica, professionalità e sacrificio, è stato solo un grosso sbaglio!! Oggi avere la fiducia di tantissimi clienti possessori di orologi di “alta gamma” e la capacità di poterli riparare, per me si sta rivelando un problema grandissimo. E’ impensabile andare a letto la sera e pensare come fare per reperire il pezzo che ti occorre per la riparazione di un Rolex o di un Cartier o di un Breitling o di un IWC o di tanti altri marchi!!! E’ impensabile cercare di entrare nelle simpatie di concessionari (che di riparazioni, spesso, non ne capiscono nulla) ed elemosinare il pezzo, pagandolo anche 3 volte più del listino!!! E’ impensabile, studiare nel letto, la frase giusta da rivolgere al concessionario che forse ti ordinerà il pezzo!!! E’ impensabile, mortificante e stressante!!! E non è giusto che io debba rinunciare ad una riparazione!!! Non posso restituire l’orologio ai miei numerosi clienti, dicendo: “mi dispiace ma non posso ripararlo perché non riesco ad avere le parti originali” Che fiducia o stima potrei avere con un atteggiamento del genere?? Queste limitazioni, mi stanno causando dei grossi problemi all’attività!! Chi mi risarcisce il mancato guadagno di un cliente perso e con lui tanti suoi conoscenti? E’ ora di fare qualche cosa. Vogliamo andare per vie legali, o risolverla molto intelligentemente? Occorre che le ditte ci diano la giusta fiducia. Io sono propenso a frequentare dei corsi di specializzazione e di pagarli anche (l’importante che vengano fatti comunque a cifre “umane”), sono propenso ad essere esaminato e se non sono stato “promosso”, ritentare in una prossima occasione. Sono propenso ad investimenti nel mio laboratorio (riguardo ad attrezzature specifiche che le ditte ti consigliano e in un certo senso poi, è giusto che ti obbligano ad acquistare) per poter riparare i loro orologi e onde evitare un sovraffollamento di corsi e vari, i laboratori che avranno acquisito una professionalità certificata, possano automaticamente accedere al servizio forniture di tutte le altre ditte e se qualcuno vuole fare i corsi delle altre ditte, che li facciano pure, è sempre un incentivo in più, una professionalità maggiore. Non sono propenso alla distribuzione incontrollata delle forniture ai fornituristi (non me ne vogliano), ma purtroppo sono anche loro che incrementano il lavoro nero e il lavoratore poco professionale e poco preparato, vendendo forniture originali anche ai vari hobbysti (per ora i vari fornituristi, dovranno trovare un’altro sbocco, questo è un problema di una categoria SERIA, che vuole lavorare con professionalità e nello stesso tempo tutelarsi dai vari apparenti guru esperti della riparazione). Chi vuole il pezzo, studia, si prepara, investe e ripara ciò che vuole ordinando direttamente in ditta, tutto il resto, purtroppo, chi non vorrà far parte di questo “STATUS”, sarà destinato a rimanere indietro e con forti limitazioni sul lavoro. Così facendo, molti fantomatici orologiai saltuari, scompariranno e non ce li ritroveremo dentro ad una gioielleria a rivestire i panni di “TECNICO SPECIALIZZATO” solo perché le riparazioni le ha fatte sempre pagare poco e allora il concessionario gli ha dato tutta la propria fiducia e possibilità di fare il corso e di “specilaizzarsi”!!! Si purtroppo spesso la realtà e’ questa, l’ho vissuto sulla mia pelle. Io ho visto persone che fino a ieri erano in laboratori squallidi o pseudo orologiai lavorare nei garage di casa loro, disordinati, con attrezzature di fortuna, con pinzette limate per rifare le punte, fino a non riuscire a prenderle più tra le dita, con un unico o massimo tre lubrificanti, con un raccapricciante modo di manipolare un movimento, con la svogliatezza o forse l’incapacità di smontare completamente un movimento per una manutenzione, rivestire i panni di “TECNICO SPECIALIZZATO AUTORIZZATO”, tutto ciò è frustrante e tutto ciò che io ho fatto, non è servito a nulla, bastava essere più economico e veloce nelle riparazioni e allora forse potevi avere anche tu il camice R…! Che delusione!!! Ma io mi domando, ma quando vanno a fare i corsi messi a disposizione dal concessionario purtroppo, le ditte, non se ne accorgono con chi hanno a che fare?? Non è meglio che le ditte pretendano almeno da queste persone, una dimostrazione concreta che abbiano frequentato dei corsi di orologeria riconosciuti e che chiedano le informazioni giuste, come quando fanno per rilasciare una concessionaria ufficiale?? Che lascino perdere il pressing che gli fanno i concessionari, perchè spesso il concessionario si avvale di persone poco propense alla professionalità!! Il concessionario deve vendere i loro prodotti, NOI e dico NOI, li dobbiamo riparare!! Sta a noi decidere se specializzarci su vari marchi dell’orologeria, poi il concessionario se vuole può avvalersi della nostra professionalità, oppure rispedirlo in ditta. Spesso mi consolo nel riparare orologi che in centri specializzati o autorizzati, non sono stati capaci di riparare e questo è un dato di fatto. Io tempo fà ebbi una diatriba con il capo tecnico della ULYSSE NARDIN, perchè chiedevo gentilmente della fornitura originale (che ovviamente non mi fu concessa) e mi disse chi mi aveva autorizzato ad aprire quell’orologio, premetto che montava un ETA 2892-2 (che io li faccio ormai ad occhi chiusi), ma ci rendiamo conto a che punto siamo arrivati??? E se questi signori sbagliano?? (e sbagliano, sbagliano ve lo garantisco) non li giudicano nessuno, anzi ricoprono incarichi sempre più alti.
Mi scuso se ho sollevato in un certo senso un polverone, ma non possiamo essere sempre presi in giro e giudicati senza aver MAI verificato!!! Spero che tutto possa presto risolversi, un saluto e un ringraziamento a tutti coloro che mi consentono di lavorare,
Stanislao Capoferri
Gent.ma dott.sa Giussani, leggo l’ennesimo scritto di un collega orologiaio che ribadisce la difficoltà e la frustrazione nell’effettuare il nostro lavoro. Quello che mi lascia perplesso è che non vedo commenti dai lettori/clienti; possibile che siano tutti rassegnati e accettano il ricatto delle case madri come un dato di fatto? Sono tutti disposti a spendere cifre considerevolmente elevate e ad attendere per mesi il ritorno dell’orologio riparato? Accettano tutti di non potere avere un contatto diretto con il tecnico orologiaio che si prenderà cura del loro orologio? Se ce del malcontento vorrei che si potesse conoscere con qualche scritto che rafforzerebbe(e qui rispondo anche ai colleghi che dicono che bisorrebbe fare qualcosa a livello legale, forse non sono al corrente)il nostro ricorso tramite CEAHR alla Commissione Generale per la libera concorrenza di Bruxelles.(vedi L’OROLOGIO n° 162-163).
A noi piacerebbe anche sapere in tutta sincerità che idea hanno i Suoi lettori degli orologiai indipendenti.
Nell’ attesa di avere risposte saluto Lei e tutti i Suoi lettori.
Cordialmente
Pierluigi Doni
Sono decisamente a Favore dei Concessionari Ufficiali in quanto penso che un’imprenditore che investe centinaia di migliaia di euro per avere un negozio,personale,laboratorio,attrezzature adeguate alle Maison che rappresenta debba essere tutelato da queste ultime con un’esclusiva della zona di competenza in quanto deve essere in grado di dare la massima serieta’ sulle vendite e revisioni degli orologi commercializzati.
Non affiderei mai i miei Rolex,Patek o Vacheron all’orologiaio sotto casa perche’ secondo me non ha ne’ la preparazione tecnica,ne’ gli strumenti e tantomeno i pezzi originali di ricambio per fare un’assistenza adeguata.
Qualche mio amico ha portato il proprio Rolex,Jaeger-Le -Coultre,Audemars Piguet a degli artigiani consigliati dall’amico del Bar e poi si e’ ritrovato l’orologio gravemente danneggiato e successivamente costretto poi a rivolgersi all’assistenza ufficiale con dei costi raddoppiati ed un gran nervoso addosso.
Non credo che il proprietario di una Rolls Royce,Jaguar o Ferrari porti la propria vettura a fare il tagliando dal primo meccanico che incontra per strada,ma si rivolga al concessionario dove l’ha acquistata.
Sono un’appasionato del mondo dell’orologeria con una discreta conoscenza tecnico/commerciale del settore e quando posso mi diverto ad andare nelle varie gioiellerie /orologerie della mia citta’ ponendo delle domanda da “addetto ai lavori”e se capito nel classico negozio di quartiere generalmente trovo delle persone molto incompetenti,ignoranti e presuntuose solo per il fatto che hanno imparato ad aggiustare degli orologi solo tempo e qualche pendola 30 anni fa dal nonno o dal papa’,quando le meccaniche erano molto piu’ semplici, senza aver mai fatto dei corsi presso delle case d’alta orologeria, spacciandosi per dei Gerald Genta e Frank Muller in grado di riparare qualsiasi cosa e parlando male degli orologi piu’ desiderati e venduti,gelosi forse dal fatto che non possono averli per il loro businnes personale. Mentre quando vado da un Rivenditore di Maison d’alta orologeria generalmente trovo della competenza,serieta’ e professionalita’.
Il mondo del lavoro ,per fortuna,è cambiato e le persone che intraprendono un’attivita’ devono essere sempre piu’ professionali, un dentista non puo’ operare un paziente al cuore e viceversa, come un’orologiaio che interviene su dei solo tempo non deve cimentarsi con dei super complicati per giunta di qualsiasi marca.
Grazie della chiaccherata e Saluti a tutti Marco R. Torino
Non entro nel merito della scelta del sig. Marco R. di Torino, ma vorrei puntualizzare che si tratta di scelta personale, mentre, allo stato attuale delle cose, io non sono libero di portare il mio orologio di una grande Maison a un orologiaio indipendente, anche per un semplice controllo dell’impermeabilità o cambio di un cinturino di pelle, in quanto la grande Maison non fornisce il materiale.
Se voglio cambiare l’olio o una lampadina di un’automobile seppure di prestigio lo posso fare dove voglio o anche da solo.
Posso assicurare che anche gli orologiai indipendenti sono imprenditori che hanno investito capitali per attrezzare il laboratorio con strumentazioni pari a quelle delle assistenze ufficiali. E hanno investito molto tempo per la formazione e l’aggiornamento continuo anche nei centri di formazione dei grandi marchi. Da un po’ di anni, da quando le grosse case orologiere sono state rilevate da gruppi finanziari, tutta l’esperienza acquisita, secondo loro, è da buttare al vento…viene il sospetto che si tratti solo di business.
Mi dispiace che il sig. Marco R. abbia sempre incontrato degli incompetenti forse ha visitato dei commercianti improvvisati orologiai. Assicuro che tra gli orologiai indipendenti professionalità e competenza non mancano.
Un’ultima annotazione, il mondo è cambiato sì, ma nell’orologeria tutte le grandi complicazioni, che sembrano novità attuali, sono state elaborate attorno al 1700…!
Grazie per l’attenzione e saluto cordialmente.
Pierluigi Doni
Rispetto l’opinione del Sig. Marco R. di Torino, che non condivido e che trovo pericolosamente fuorviante.
Tutti sappiamo che esistono laboratori (non autorizzati da alcuna Maison) che fanno impallidire per attrezzature, competenza e serietà le Maison stesse.
I riparatori orologiai (quelli seri ovviamente) non sono improvvisati pasticcioni che hanno imparato il mestiere dal nonno, ma imprenditori che hanno investito cifre importanti per l’allestimento del proprio laboratorio e che non si possono permettere il lusso della poca professionalità.
La sfortunata esperienza del tutto personale vissuta dal sig. Marco R. mi induce a pensare, sia per la terminologia utilizzata che per il racconto in sé, che egli non abbia le competenze tecniche adeguate per valutare il delicato argomento che in questo blog, noi professionisti, stiamo trattando.
A volte si rimane suggestionati da accadimenti personali infelici che ci portano ad estrapolare subito conclusioni universali. Qualora non vi sia un’autorevolezza riconosciuta per farlo però, appare più opportuna l’umiltà di un decoroso silenzio.
Il tema dei ricambi originali è così delicato che si ricercano soluzioni in sede di comunità europea e di Ministeri competenti.
Il parere di un non addetto ai lavori è ben accetto, purché non pretenda di convertire la propria esperienza personale in perniciose conclusioni.
Cordiali saluti
Rodolfo Saviola
Premesso che ogni esperienza personale fa caso a sé, quanto segue è ciò che è successo a me con un’assistenza ufficiale.
Ho acquistato anni fa un orologio Sector presso un noto gioielliere del centro di Genova, ma dopo pochi giorni per un difetto di fabbrica si è spaccato il vetrino.
Il rivenditore l’ha affidato all’assistenza ufficiale Sector.
Dopo un’attesa di mesi, l’orologio è ritornato apparentemente riparato: ma mentre il gioielliere mi mostrava la riparazione si rendeva conto che il vetrino si stava spaccando per la seconda volta!
E’ cominciato un calvario tra decine di telefonate, attese e umilianti giustificazioni dalla Sector. Al telefono una responsabile negava persino che la casa avesse mai riparato il mio orologio, salvo poi ripensarci ed ammetterne l’avvenuta riparazione. Insomma un vero disastro che si è risolto molti mesi dopo!
Nessuno mi giustificò il perché di tale cambio di dichiarazioni e, confesso, tutto ciò mi ha lasciato una sensazione fosca sulle assistenze ufficiali.
Anni dopo mi sono rivolto ad un riparatore indipendente per un’altra riparazione: rapido, onesto, corretto. Magari avessi affidato a lui anche il mio precedente orologio!
Questa la mia esperienza diretta, della quale posso fornire ogni dettaglio.
Saluti Paolo Bi.
Intervengo come collezionista di orologi per esprimere la mia solidarietà agli Orologiai Indipendenti ed il mio disappunto per il comportamento delle varie Maison (più o meno coronate).
Ritengo che il loro comportamento sia contrario ad ogni regola del libero mercato e, dato che mi risulta che il problema non sia solo italiano, mi meraviglio che nessuno sia ancora intervenuto a livello comunitario.
Ma non è stata fatta nessuna segnalazione all’AntiTrust (ammesso che possa fare qualcosa)?
Come una pecora nera in un branco di pecore bianche e facendo parte della vituperata categoria degli ufficiali, alcune considerazioni in merito all’attività di orologiaio riparatore.
Se nella mia lunga carriera mi fossi solo affidato alla disponibilità dei ricambi originali, avrei già cambiato mestiere.
Fortunatamente sono figlio d’arte e ho avuto la capacità di far tesoro degli insegnamenti.
Io mi chiedo quanti di questi orologiai che tanto invocano una libera circolazione delle forniture originali, siano in grado di affrontare la parte meno conosciuta e assai più impegnativa, del recupero di tutti quegli orologi che non dispongono più di forniture originali.
Se fossero in grado di occupare questa fetta di mercato, delle forniture originali non saprebbero cosa farsene, dato che questa attività occuperebbe tutto il loro tempo.
Spett.Redazione,
Vorrei rispondere alle infuocate reazioni che ha provocato la mia opinione riguardante gli orologiai indipendenti. Il Sig. Angelo Maldina dice di avere un laboratorio con strumenti e ricambi originali da fare invidia ad un Centro di Assistenza Ufficiale;ma allora mi chiedo se non è un Concessionario Autorizzato da qualche Maison come fa ad avere le attrezzature ed i ricambi originali? So per certo, e Voi della Redazione lo confermate,che Patek,Rolex.Audemars ecc..NON forniscono assolutamente nulla e a nessuno al di fuori delle loro reti di vendita e quindi se un’orologiaio non lavora presso il Concessionario non puo’ frequentare la formazione che fanno ai loro tecnici,potra’ solamente partecipare ai corsi generici che fanno le varie Associazioni del settore.
Capisco che,purtroppo,gli artigiani indipendenti trovino sempre piu’ difficolta’ nel reperire le parti di ricambio ma questo è lo spietato mondo del lavoro che sta portando questo settore sempre piu’ verso una specializzazione estrema.
Credo pero’ che un bravo orologiaio possa benissimo collaborare con le Concessionarie Autorizzate con tanta buona volonta’ e magari anche con un po’ di umilta’ affiancarsi ai tecnici che possono fare i corsi di aggiornamento al fine di poter apprendere quelle nozioni che gli permettono di intervenire su orologi prestigiosi e complicati che non sono sempre uguali da 100 anni come afferma un’altro lettore, in modo che quest’ultimo possa anche affidargli le parti di ricambio al fine di smaltire piu’ velocemente le revisioni.
Purtroppo ci sono dei lavori che sono in via di “estinzione” come ad esempio i laboratori tessili, l’Italia ne era piena,adesso stanno scomparendo perche’ gli Industriali Italiani,Europei e Americani trovano piu’ conveninte produrre in Cina,Korea,Vietnam dove confezionano i capi di abbigliamento a dei costi irrisori per poi rivenderli nei propri Paesi con dei ricarichi del 1000×1000.
Il settore degli orologi è diverso perche’ le grandi Case vendono dei beni di lusso,molto costosi e vogliono dare un’assistenza post vendita ai massimi livelli e quindi avere una rete di distribuzione altamente qualificata e preparata è una scelta giusta anche se purtroppo alcune categorie di lavoratori del settore ne pagano le conseguenze.
Non cambio quindi mia opinione al riguardo e leggendo i vari articoli pubblicati vedo che anche la Redazione dell’Orologio è favorevole ai Concessionari Ufficiali in quanto danno una maggiore garanzia e serietà pur avendo a cuore i problemi degli orologiai indipendenti.
Cordiali Saluti Marco R.
Leggo in altra parte del Blog che Joshva è alle prese con un orologio DPW che per un forte legame affettivo vorrebbe fare riparare.
Se potesse fare arrivare, tramite blog o al mio indirizzo di posta elettronica pldoni@tin.it,alcune foto per potere identificare il movimento e lo stato della cassa si potrebbe iniziare tra noi orologiai indipendenti una sorta di caccia al tesoro per reperire i ricambi necessari per la soddisfazione del suo desiderio.
Un cordiale saluto
Pierluigi Doni