Viaggio nell’innovazione: in visita alla Ulysse Nardin

Ulysse Nardin è sicuramente uno dei marchi più apprezzati dai veri conoscitori dell’orologeria. La sua storia meno recente lo lega indissolubilmente al mare, grazie alla sua nota produzione di cronometri da marina; quella attuale, costruita a partire dagli anni Ottanta sul patrimonio tecnico di idee di Ludwig Oechsilin, una delle menti più brillanti dell’orologeria, lo lega al costante impegno nella ricerca, nell’innovazione e, soprattutto, nelle applicazioni del silicio in orologeria. Un campo, questo, in cui la Casa è stata pioniera fin dal 2001. Lo scopo, allora, era produrre le speciali ruote del Dual Direct Escapement, disegnato per il Freak da Oechslin, in un materiale estremamente leggero ma resistente. Oggi la Casa ha fatto ulteriori passi avanti nella fabbricazione di parti in silicio – nell’impianto di proprietà Sigatech – e nello studio di nuovi scappamenti. Da qui è nato l’Ulysse Anchor Escapement, il cui componente fondamentale è un elemento complesso che utilizza le proprietà elastiche del silicio. E lo scappamento a forza costante Dual Constant, che riduce la forza di attrito aumentando la precisione. Ma la filosofia, oggi come allora, è sempre la stessa: un costante impegno nella ricerca della precisione per l’ottimizzazione delle prestazioni dell’orologio. L’entrata nell’orbita Kering, nel 2014, ha portato un valore aggiunto alla Maison, che ha potuto beneficiare delle risorse di un grande Gruppo senza però perdere nulla delle strategie impostate da Rolf Schnyder (che aveva rilevato l’azienda negli anni Ottanta) e dal lavoro straordinario di Ludwig Oechslin, ai quali si deve la rinascita del nome Ulysse Nardin. Sempre all’insegna dell’inventiva e della creatività, sia a livello di prodotto che di scelte strategiche. Capolavori come la Trilogia del Tempo, Astrolabium Galileo Galilei (1985), Planetarium Nicolaus Copernicus (1988) e Tellurium Johannes Kepler (1992), o come il Perpetual Ludwig (1996), fanno parte di un heritage che ha portato, all’inizio del nuovo millennio al Freak, un orologio con cui la Casa ha iniziato a riscrivere le regole dell’orologeria, culminando con esemplari come InnoVision 1 del 2007 e InnoVision 2 dieci anni dopo. Due concept watch, questi ultimi, serviti da sperimentazione di innovazioni basate su materiali e tecnologie produttive inediti. Da incorporare, poi, implementandole, nella produzione di serie. Ma da dove vengono le idee? Come ci ha raccontato Stephan Von Gunten,  responsabile del laboratorio e di ricerca e sviluppo del marchio, durante la nostra visita con L’Orologio Club, le idee vengono innanzitutto da un’eredità esistente, facendo riferimento agli orologi di una volta. Portando, ovviamente, nuove prospettive e metodi di produzione moderni. Si pensi, ad esempio, che delle 10 innovazioni del primo InnoVision, 8 sono già state inserite nei modelli destinati alla vendita. Mentre di quelle di InnoVision 2 ha beneficiato il Freak Vision, presentato al Sihh 2018, primo Freak automatico in collezione. Tra queste: lo scappamento a forza costante in silicio Dual Constant; la saldatura diretta del silicio; un nuovo bilanciere in silicio con elementi in oro e micropalette stabilizzatrici; il ponte in silicio rivestito in zaffiro; le ruote dentate in oro duro a 24 carati per un più efficiente sistema di trasmissione; il meccanismo a carica automatica (Grinder) per ottimizzare la trasmissione dell’energia. Accanto alle linee Freak ed Executive, che incarnano l’innovazione e le sperimentazioni, il marchio ha continuato a lavorare sulla riorganizzazione e sul rinnovamento delle collezioni più classiche. Con nuovi e interessanti modelli della linea Marine, che segue la grande eredità storica nella realizzazione di strumenti da navigazione fondamentali per determinare la longitudine durante la navigazione astronomica, o con i Diver, espressione più sportiva del legame con il mondo del mare. Sintesi di innovazione e tradizione artigianale, la collezione Classic comprende invece modelli con complicazioni come il Sonata, orologio con sveglia e countdown, il GMT o il calendario perpetuo, o straordinari modelli con automi e ripetizione minuti, spesso impreziositi da quadranti in smalto. Perché uno dei fiori all’occhiello della manifattura è rappresentato dalla Donzé Cadrans, azienda acquisita dal marchio nel 2011. Donzé Cadrans è una delle poche manifatture svizzere che ancora perpetua un’arte antica come quella della smaltatura dei quadranti. Si tratta di un processo lungo, che esige grande attenzione e capacità artigianali. Quattro sono le tecniche realizzate. La prima, la grand feu, ovvero il solo vero smalto, è realizzata a partire dalla base metallica in rame, di forma bombata, su cui si depongono 5 strati di smalto. La bombatura è necessaria per evitare che il raffreddamento dello smalto faccia incurvare il quadrante, rendendolo concavo. Il problema con lo smalto è che è incredibilmente delicato. Dal momento che sono necessari ripetuti passaggi in forno tra ogni applicazione di smalto, in qualsiasi momento i quadranti potrebbero rompersi, potrebbero formarsi bolle d’aria o piccoli buchi, oppure i colori potrebbero semplicemente non corrispondere al risultato cercato. I soci de L’Orologio Club hanno potuto approfondire la propria conoscenza del marchio, vedere direttamente la produzione e i processi di sviluppo. Perché la scoperta dal vivo ha sempre tutto un altro sapore e rivela spesso delle sorprese. Non tutti infatti ne conoscevano a fondo la realtà ma la Casa, grazie alla preziosa guida di Massimo Bonfigli, brand manager e brand ambassador del marchio, è riuscita a comunicare al meglio quelli che sono i propri valori, frutto della sua storia, del know-how, delle dotazioni tecniche, dei mestieri integrati in manifattura. “Mi hanno molto colpito l’accoglienza, la serietà nel lavoro, la disponibilità. E ho avuto la conferma che Ulysse Nardin è un marchio di ottima qualità, con tante cose da riscoprire”, ha dichiarato Bruno Caputo. “Un marchio tradizionale e innovativo come pochi. La visita ha soddisfatto quasi completamente le mie curiosità, grazie anche all’aiuto di Massimo Bonfigli nel raccontarne l’evoluzione sia storica che attuale e la continua ricerca nell’innovare un settore così tradizionale” (Denis Fabbro). “Mi hanno colpito le complicazioni e il pregio degli orologi di manifattura. Ulysse Nardin è un marchio dalle molteplici qualità” (Angelo Chiavarini). “Una manifattura ben strutturata e molto innovativa, pioniere nella ricerca e nello sviluppo dei materiali” (Riccardo Zamblera). “Tradizione e innovazione convivono in un marchio orientato ora anche verso un pubblico più giovane rispetto al passato” (Alessandro Baioni).

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