Modifica o no?

Abbiamo già trattato il tema relativo alle modifiche apportate agli orologi da parte dei legittimi possessori classificandolo come uno dei passatempi preferiti degli appassionati. Torniamo sulla questione dopo un po’ di tempo perché notiamo con “sconcerto” che la mania di modificare un originale non passa e allora ci sorge spontaneo un dubbio: non è che i patiti delle modifiche (sempre estetiche) fin dal momento dell’acquisto non amino davvero i loro orologi? Spesso notiamo un senso di profonda delusione quando ci poniamo come “sbarramento” tra i loro desideri di modifiche le politiche seguite dalle Case nel fornire accessori supplementari se non secondo formali e ferree regole. Ancor più restano “stizziti” quando con garbo e fermezza rifiutiamo la modifica in quanto non prevista dal marchio. In questo caso i commenti si sprecano, farciti da non poche personalissime teorie su questi incomprensibili divieti. Vorrei ricordare che: quando si sceglie con cura e attenzione, dopo mesi di ricerche, studi, consigli, un orologio, si conosce bene il modello e, come esce dalla Casa madre, si dovrebbero conoscere altresì le regole del mondo dell’orologeria, che in uno dei suoi fondamenti pone l’originalità come condizione primaria. Quindi non capiamo perché si debba poi cercare di modificare l’orologio pochi mesi o anche anni dall’acquisto, trasformandolo il più delle volte in un prodotto non originale e quindi disconosciuto dal marchio. Perché far ristampare quadranti, sostituire lancette, mettere bracciali di un determinato modello su un altro, o sostituire ghiere di un materiale con un altro, abbinare cinturini inesistenti e altrettante fibbie spesso spacciando poi l’orologio a ignari futuri acquirenti come una particolare tiratura creata per un qualche governo o forza armata? Forse per essere unici. O per dimostrare la propria anima creativa. Una cosa è certa: il più delle volte avrete al polso qualcosa di non vero! Il consiglio, quindi, è di lasciare in pace il vostro amato orologio, lasciate che negli anni rimanga quel modello per il quale avete sacrificato parte delle vostre finanze o, al limite, apportate quelle poche e ben studiate modifiche previste dalle Case costruttrici e ricordate che per ogni risposta negativa c’è un buon motivo a vantaggio del cliente e del valore futuro del segnatempo.

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