Analogico è meglio

Voi riuscite a entrare?”

“Solo a me si è bloccato il video?”

“Non funziona il link, mi dà Error 403”...

Sono solo alcuni dei messaggi che viaggiavano nelle chat con i colleghi tra il 7 aprile e oggi.

I primi due giorni dell’edizione digitale di Watches and Wonders hanno messo a dura prova il mio rapporto con la tecnologia. Ma soprattutto con una piattaforma web che si è dimostrata, purtroppo, carente proprio sul fronte che era stato più pubblicizzato: quello dell’interattività. Molti, troppi, gli appuntamenti live che hanno avuto dei problemi di funzionamento, anche se il sito web semplicemente rimandava a comuni applicativi per videoconferenze, fra cui il più utilizzato è stato Zoom.

Questo per quanto riguarda le conferenze stampa, che, limitate nella durata, hanno avuto il difetto di dare poco spazio alle domande, anticipate come erano da video che potevano benissimo essere resi fruibili in altri momenti. Filmati in molti casi ben realizzati, ma che non invitavano all’interazione e rendevano del tutto inutile l'impiego di strumenti nati per la comunicazione diretta fra le persone.

La tendenza dell’industria svizzera a trincerarsi negli stand delle fiere, come sottolineato da tanti appassionati che in passato hanno avuto modo di frequentare i saloni orologieri, è stata perfettamente trasposta online. Bene ha fatto chi, invece, ha utilizzato il tempo dedicato alle presentazioni a un libero scambio di domande, risposte, commenti e opinioni con i giornalisti. Cosa che si sarebbe potuta benissimo organizzare anche con degli appassionati, senza rincorrere una fittizia esclusività e, al contrario, dando un respiro più ampio alla manifestazione.

Non voglio insistere sui problemi tecnici, vorrei invece porre l’accento sul fatto che la prima grande manifestazione virtuale del settore ha fatto comprendere a tutti, anche ai più scettici, che l’esperienza dal vivo non è ancora sostituibile. Per quanto mi riguarda, me lo ha dimostrato il fatto che gli orologi che ho potuto visionare di persona, nelle occasioni di disponibilità dei pezzi a Milano, sono i soli che mi hanno suscitato un’emozione. E scriverne ha tutto un altro sapore.

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