
Hublot, per i pochi che ancora non lo sapessero, non nasce come marca (quella è MDM Genève dell’imprenditore italiano Carlo Crocco, trasferitosi dal 1976 in Svizzera) ma come il nome del primo orologio di lusso con cinturino in caucciù, abbinato a una cassa in oro. Una vera e propria fusione di materiali apparentemente estranei tra loro per il periodo (siamo nel 1980), dove il cinturino, per la sua realizzazione, aveva richiesto ben quattro anni di studi, fino ad arrivare ad una soluzione che prevedeva l’inserimento di alcune piastrine di metallo “affogate” nel caucciù per rinforzare il punto di attacco alle anse tramite quattro viti e per rendere il cinturino integrato alla cassa. Inoltre, l’orologio è equipaggiato da un movimento al quarzo anziché meccanico come si potrebbe immaginare. Al primo disegno, con l’inconfondibile cassa ad oblò chiusa da un coperchio, naturalmente d’ispirazione marina, si sostituisce il disegno definitivo: con la sua lavorazione laterale e l’originalissimo sbozzo che crea una sporgenza, mostra, circondata da una lunetta guarnita con dodici viti a vista (che costituiscono di fatto gli indici), una cassa nera priva di qualsiasi indicazione se non il marchio, le lancette e il datario.
Saranno tutte queste caratteristiche a conquistare più tardi i favori dei sovrani d’Europa, primo tra tutti il Re di Spagna Juan Carlos, e a fargli meritare l’appellativo di “Orologio dei Re”. Nel 2004 la svolta: Jean-Claude Biver, persona visionaria e geniale, affianca Cracco alla guida dell’azienda e crea il concetto dell’arte della fusione dei materiali, portando avanti e sviluppando ulteriormente quello che era stato l’originario principio dell’orologio Hublot, ormai diventato un marchio. Un anno dopo nasce il Big Bang, un modello che modifica la tradizionale linea conosciuta fino a quel momento, inserendovi alcuni concetti decisamente innovativi: le dimensioni finalmente importanti della cassa, che passa da 36 a 45 millimetri; la maggiore evidenza degli elementi tecnici, come le viti sulla lunetta e sulle anse; la scelta di abbandonare lo stile elegante a tutti i costi, per spostarsi lungo un versante più sportivo.
L’ingresso nel 2008 nel Gruppo Lvmh permetterà alla Casa di sviluppare le proprie capacità produttive. Nel 2009 viene inaugurata la manifattura di Nyon, poco fuori Ginevra, nella quale l’anno dopo nasce Unico, il primo movimento realizzato interamente in-house dalla marca, un cronografo flyback con ruota a colonne. La realizzazione di Unico, che va a sostituire i movimenti ETA utilizzati finora per i cronografi, è il primo passo del nuovo corso d’integrazione manifatturiera di Hublot verso l’autonomia e porta alla creazione di un reparto dedicato alle grandi complicazioni. Il 2010 vede invece nascere l’erede del modello del 1980, lanciato ufficialmente con il nome di Classic Fusion, fatto di materiali differenti, di complicazioni e di edizioni speciali legate a partnership di prestigio. Nel 2015 viene inaugurato un secondo sito produttivo, accanto a quello originario: dopo soli sei anni, la manifattura passa da 80 impiegati a ben 300, con un nuovo spazio di 8.000 metri quadri che si affiancano ai 6.000 del primo.
Oggi, infine, nel 2020 Hublot reinventa il 1980 Classic Original, segnatempo da uomo in versione meccanica che combina materiali, finiture e tecnologie sia moderne che classiche e che è proposto in tre differenti modelli da collezione, in omaggio ai 40 anni del brand. Per maggiori dettagli cliccare qui.





