Ho iniziato a scrivere questi editoriali settimanali nel 2020, in pieno lockdown. Da allora molto è cambiato, naturalmente. Anche una cosa che un po’ mi dispiace. Se da una parte sono aumentate le persone interessate all’orologeria, mi sembra però mutato l’approccio a questo mondo.
Probabilmente la mia idea è influenzata dall’attività de L’Orologio sui social media, sempre più attiva da circa tre anni a questa parte. E da alcuni ricorrenti commenti ai nostri post di informazione. Perciò prendetela per quello che è: un’impressione e non un’opinione generale sui nostri lettori.
Ho constatato che, a volte, quando presentiamo orologi di prestigio, dal prezzo necessariamente elevato in virtù dello sviluppo tecnologico, del know-how necessario alla loro realizzazione e del livello di alto artigianato, la maggior parte del pubblico punta principalmente l’attenzione sulla loro irraggiungibilità. Sia perché costosi, sia perché riservati a una clientela selezionata.
Noto meno, rispetto al passato, l’apprezzamento per un settore in grado di proporre esecuzioni tanto elaborate, che danno valore anche al resto della produzione delle manifatture. E percepisco un approccio alla passione per l’orologio diverso da quello che conoscevo solo pochi anni fa, quando il nostro pubblico di riferimento mi appariva assetato di conoscenza, affascinato dalle creazioni più audaci e pregiate. Sentimento che non scemava con la constatazione, per molti, di non poterle acquistare.
Vi prego, ditemi che mi sto sbagliando.
Dody Giussani







