Torniamo alla Zenith

I soci de L’Orologio Club in visita alla manifattura Zenith di Le Locle, dove tutto nasce sotto lo stesso tetto dal 1865.

L'Orologio Club - Zenith

A maggio i soci de L’Orologio Club hanno varcato i cancelli della manifattura Zenith di Le Locle, dove l’orologeria non si racconta ma si fa. Era il 1865 quando Georges Favre-Jacot costruì un edificio capace di ospitare sotto lo stesso tetto tutti i mestieri necessari a produrre un orologio. La prima manifattura orologiera a integrazione verticale della storia, si dice.

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Nel tempo Zenith non si è mai mossa da lì, nonostante crisi, guerre e cambi di proprietà: la facciata in mattoni bianchi e rossi riporta ancora il marchio e le iniziali G.F.J. Dentro, 9.000 metri quadrati distribuiti su 18 edifici, circa 190 dipendenti, oltre un quarto dei quali sono orologiai.

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Il nostro tour ha toccato tutte le fasi di realizzazione di un calibro, la vera specializzazione della Casa. Si parte da platine e ponti, fresati su macchine a controllo numerico. Il montaggio è organizzato a isole, con postazioni da quattro orologiai, ognuno capace di assemblare un intero calibro. Un compito in cui hanno potuto cimentarsi i nostri ospiti del Club grazie a un’impegnativa Watch Clinic: smontaggio e rimontaggio del meccanismo cronografico dell’El Primero.

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Alla Zenith con L’Orologio Club: il cuore della visita

Tra i luoghi visitati più apprezzati merita un posto di primo piano la soffitta di Charles Vermot.

Qui Laurence Bodenmann, responsabile Heritage della Maison e custode di 1,3 chilometri di archivi, i più estesi dell’industria orologiera, ci ha rivelato che la celebre storia della porta murata era un racconto romanzato. La verità è più semplice, e più bella.

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Negli anni ’70 la proprietà americana, la Zenith Radio Corporation, aveva convertito l’azienda alla produzione di soli orologi al quarzo e voleva disfarsi di tutto ciò che riguardava la meccanica. Vermot, orologiaio, non lo accettò. Aiutato dal fratello, portò gli stampi dei componenti dell’El Primero, gli utensili e i piani di progetto del movimento in una soffitta situata in un’ala meno frequentata della manifattura, dove sapeva che i dirigenti americani non sarebbero mai saliti a guardare. Quando nel 1982 la meccanica tornò in voga, quel nascondiglio salvò l’azienda. Oggi la soffitta è lì, e a parte quanto serviva a riavviare la produzione, nulla è stato toccato da quando è stata riaperta.

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Il percorso museale Le Monde Étoilé e l’Heritage Workshop dedicato a El Primero hanno permesso di toccare con mano il patrimonio di un’azienda che, come afferma la stessa Bodenmann, non ha mai smesso di produrre. Come l’epopea del calibro 135, il più premiato dell’epoca d’oro delle competizioni cronometriche, oggi rinato nel raffinato modello G.F.J. In totale i premi di cronometria della Casa superano quota 2.400, un patrimonio su cui il Ceo Benoit de Clerck, alla guida dal 2024, sta costruendo il rilancio del marchio. È possibile iscriversi a L’Orologio Club cliccando su questo link.

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