Un nuovo Speed fa sempre parlare

Esattamente sette giorni Omega lanciava, con un evento mondiale organizzato a Milano, il Chronoscope, ultima novità della linea Speedmaster. Non posso quindi esimermi dal parlarvene. Premetto che i lanci internazionali Omega sono un piacere, soprattutto per il contenuto tecnico delle presentazioni. Grazie al direttore prodotto Gregory Kissling, è dato approfondire non solo le scelte estetiche e strategiche che portano alla realizzazione di un nuovo orologio, ma anche quelle più squisitamente tecniche. Sebbene questa volta di decisioni dettate unicamente dalla tecnica ce ne siano poche.

È stato un bel ripasso di fisica, invece, ascoltare Kissling spiegare il funzionamento delle tre scale di misura riportate al centro del quadrante del nuovo Speedmaster, sebbene le equazioni che scriveva alla lavagna fossero fin troppo semplici per gli ingegneri presenti e fin troppo complesse per i giornalisti puri. Perciò, stavolta Gregory si è un po’ perso per strada l’attenzione della “platea”. Sarebbe forse stato meglio indirizzare il discorso sul perché ampliare ancora la famiglia degli Speedmaster.

Il nuovo Chronoscope nasce infatti dall’evidente desiderio di arricchire la gamma Speedmaster a due contatori di una nuova misura: 43 mm contro i 44,25 degli altri modelli. Ma non si spiega la decisione di ridurre il diametro della cassa nel momento in cui si va ad affollare il quadrante con le tre scale a chiocciola per telemetro, tachimetro e pulsometro. Però l’idea c’è e la realizzazione pure, con un calibro a carica manuale realizzato con ponte unico per bariletto e ruotismo: il 9908 derivato dal 9900 automatico. Scettici sono stati i puristi, davanti a uno Speedmaster dalla grafica d’antan, ripresa dai modelli dei primi anni ’40, quando già nel 1943 l’introduzione dello Speedmaster proiettava la marca nel futuro. Le tre indicazioni, però, già presenti contemporaneamente in un orologio Omega del 1941, appartengono filosoficamente al “maestro della velocità”, poiché considerano questa grandezza in tutte le sue accezioni: dalla misura tachimetrica pura a quella di distanza (grazie al telemetro, che funziona in funzione delle velocità note di due fenomeni, come la luce e il suono), fino alla frequenza delle pulsazioni cardiache, che altro non è se non quella che chiamiamo la velocità del nostro cuore.

In fin dei conti, è un orologio che dà da pensare e da discutere, che per prezzo si pone 100 euro sotto allo Speedmaster Racing, diventando l’entry price della gamma a due contatori.

Dody Giussani

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