“È punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 euro fino a 7.000 euro l’acquirente finale che acquista a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale” è quanto stabilito dalla legge italiana. Eppure, sono in molti a correre il rischio, anche inconsapevoli del pericolo di una sanzione o comunque confidando di non essere “beccati”.
In orologeria l’acquisto di falsi è una pratica diffusa al punto che, recentemente, ho sentito dire: “Acquisto copie dei miei orologi per indossarli al posto degli originali e difendermi così da furti e scippi”. Come se il fatto di aver acquistato gli stessi modelli in versione originale costituisse di per sé un’assoluzione. La cosa inquietante, invece, è che perfino un collezionista trovi normale comprare un falso e non si vergogni ad indossarlo.
Da anni, l’impegno delle marche di orologeria contro il mercato dei falsi è meno evidente. Le forze dell’ordine continuano ad effettuare sequestri in quantità, ma sono lontani i tempi delle manifestazioni di indignazione da parte dell’industria.

Credo che abbassare la guardia su questo problema sia pericoloso, perché induce anche l’appassionato di orologi a considerare legittimo un comportamento scorretto e illegale. Il silenzio/assenso è sempre un errore e in questo caso ha il demerito di spingere il potenziale cliente ad allontanarsi dalle marche più colpite dal fenomeno, per non rischiare di essere confuso con i tanti “Vorrei ma non posso”. Si perdono così gli unici veri influencer: i propri clienti.







